Oggi la nostra intervista è dedicata a Vasile Mogos, calciatore che ha iniziato a giocare a San Damiano per poi intraprendere una brillante carriera che lo ha portato nell’ultima stagione a competere nel campionato italiano di serie B a al traguardo più ambito da una calciatore, la convocazione in Nazionale.

Prima di iniziare a giocare a calcio, hai praticato altri sport? A quale età e come ti sei appassionato al gioco del calcio?

Ho iniziato a giocare a calcio all’età di 6 anni, a 13/14 anni ho praticato anche Kickboxing, ma non ho lasciato il calcio, è una passione che durerà tutta la vita.

Chi è stato il tuo primo idolo sportivo da bambino?

Primo idolo Andrij Sevcenko, quando arrivai in Italia, mio padre mi regalò la sua maglietta, lo vidi giocare e m’innamorai subito di lui (infatti da piccolo tifavo Milan).

Che cosa ti ricordi del tuo debutto nel calcio professionistico?

Una grandissima emozione anche perché ero stato fermo 4 mesi e mezzo per un problema al cuore che avrebbe dovuto segnare la fine della mia carriera. Grazie al Dottor Riccardo Cappato mi sono ripreso. Esordii con il numero 14, emozione unica.

Ogni goal è particolare e ha la sua importanza. A quale sei più legato e che ricordi sempre con
piacere? La tua esultanza dopo ogni goal ha qualche significato particolare?

Per me è ancora più bello segnare perché sono un difensore. Goal in particolare? Due.
Ovviamente il mio primo goal nei professionisti con il DeltaPorto Tolle, minuto 92’, decisivo per lo 0-1 “tutti a casa.”
L’altro invece è proprio l’ultimo contro il Venezia, (rigore al 103’), importanza incredibile per noi per passare il turno e andare in semi finale playoff, purtroppo non è bastato ma lo porterò
sempre dentro.
L’ esultanza è tutto un insieme, capriola, salto come un pesce e con la mano destra faccio il saluto del soldato per un mio amico che è stato nell’esercito, poi mi alzo, e faccio il cuore a mia
moglie Francesca.

Cosa pensi del calcio italiano? Cosa pensi di come vengano gestite le squadre giovanili?

Secondo me il calcio italiano è il più difficile in Europa, tanta, tantissima tattica.
Riguardo al settore giovanile bisognerebbe investirci di più, ma senza mettere pressione ai ragazzi facendoli credere che per forza devono diventare calciatori.

Che emozione hai provato a essere convocato e giocare per la Nazionale?

Ho pianto sia alla convocazione sia in campo durante l’Inno della Nazionale Rumena.
Cantare con la mano sul cuore davanti a 55 mila persone, davanti ai parenti che erano presenti li allo stadio! È stata l’emozione più bella nella mia carriera calcistica fino ad ora! Lo auguro a tutti i giocatori.

Qual è la squadra in cui ti sei trovato meglio a livello di Società, compagni di squadra e spogliatoio?

Ho avuto la fortuna di giocare in società tutte sane, con gruppi altrettanto sani…
Credo che per fare grandi campionati si debba avere un gruppo forte di UOMINI nello spogliatoio e poi calciatori.

Quali sono i tuoi obiettivi nei prossimi anni? So che è presto, ma hai già in mente cosa fare
terminata la carriera da giocatore? Ti piacerebbe rimanere nel mondo del calcio?

Non mi pongo mai obbiettivi a lungo termine, ma uno alla volta!
Se Dio vuole mi piacerebbe un giorno fare l’allenatore con le mie idee, ma hai ragione è presto, ne riparleremo fra tanto tempo.

Cosa ti lega a San Damiano d’Asti?

Io amo San Damiano, ci sono cresciuto, mi lega la mia famiglia e i miei amici di sempre.
Tornare qui mi rilassa tanto, infatti mi faccio grosse passeggiate da solo, o con i cani o con gli amici proprio perché amo e mi godo il paese dove sono cresciuto.
Conosco ogni centimetro di questo paese ed ogni volta mi emoziono pensando ai vecchi ricordi.
Io dico sempre, “non si vive di ricordi” è vero si, “ma i vecchi ricordi fanno sempre bene al cuore“

C’è qualcuno in particolare che vuoi ringraziare per averti sempre sostenuto e dato la possibilità di diventare un calciatore professionista?

Mi piace pensare che il mio percorso sia come un puzzle, le persone che mi sono entrate nel cuore pezzo per volta mi stanno aiutando a completarlo.
I pezzi più grandi sono mio padre Pavel e mia madre Aurica, i quali amo follemente. Grazie a loro sono l’uomo che sono oggi, grazie ai loro sacrifici che ancora oggi mi segnano e non
dimenticherò mai i quali mi spingono sempre a fare meglio ogni giorno! 
Colgo l’occasione per ringraziare anche i miei fratelli e sorelle. Il pilastro della famiglia Paulica, Luciano, Gianina e la piccina Ioana. Vi amo. Poi Francesca, mia moglie che mi supporta e sopporta sempre nonostante io sia una testa calda, ti amo.
Infine, i miei amici di San Damiano, gli amici di una vita, loro sanno chi sono e che cosa hanno
fatto per me … senza fare nomi. Vi voglio bene.